Book Launch in Malta of “Artificial Humanity"- October 4th 2019

About this Event

What is meant by AI? What is the nature of intelligence? What is transhumanism and common sense reasoning? These are some of the questions which the book covers.

The relationship between man and machine has fascinated people ever since the writing of  Frankenstein, where we are warned about the unintended consequences of the use and development of technology. While scrutinizing AI, one profound question emerges as a natural result: what makes us truly human?

During the book launch at the Chamber of Commerce on October 4th, the author proposes to open a philosophical discussion precisely about human nature itself in light of existing and future technologies, with particular emphasis on AI.

"Artificial Humanity" analyses several aspects of AI from a philosophical point of view.

Many theorists working in the field of AI have identified a very relevant distinction: a sufficiently complex AI system can only choose among options; it cannot decide, because essential to making a decision is having a will – a capacity for willfulness. Will technology help humanity to grow in virtue and flourish, or will it hamper and constrain that which makes us human? Is the transhumanist movement favoring true human flourishing or does it lessen that which constitutes human nature? Can humanity integrate technological advancements while placing people at the center? Will powerful market forces drive how we use technology and AI?

Event Photos

To view images from the book presentation Click Here.

Event Details 

Date: Friday, 4 Oct 2019

Time: From 18:30 to 20:45 pm

Location: Chamber of Commerce (64, Republic Street - Valletta, Malta)

Cost: Free of charge

To Register: Click Here

Perché la tecnologia non minaccia il lavoro.

Secondo uno studio dell’Università di Oxford e uno del Mit tra 10 anni il 40% dei posti di lavoro potrebbero essere messi a rischio dalle macchine. "Io non credo che sia vero, non dobbiamo avere paura della tecnologia”. Conversazione con Philip Larrey, docente di filosofia presso la Pontificia Università Lateranense, nel corso della presentazione del suo libro “Dove inizia il Futuro”, edito da Mondadori

“Tra 10 anni il 40% dei posti di lavoro potrebbero essere messi a rischio dalle macchine”. Ad affermarlo è uno studio dell’Università di Oxford e uno del Mit. “Io non credo che sia vero, non dobbiamo avere paura della tecnologia”. Queste le parole di Philip Larrey, docente di filosofia presso la Pontificia Università Lateranense, nel corso della presentazione del suo libro “Dove inizia il Futuro”, edito da Mondadori, organizzata da Agol e da Core Values e Ucid presso la Fondazione Civita.

Il libro affronta un tema complesso, il rapporto tra l’uomo e la tecnologia, e lo fa attraverso le voci di autorevoli protagonisti del tempo moderno come Carlo D’Asaro Biondo, presidente delle relazioni di Google per l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa, e Maurice Lévy, direttore di Publicis Groupe e Eric Schmidt, amministratore delegato di Alphabet. Presenti in sala, insieme all’autore Massimo Bruno, responsabile Sostenibilità e Affari Istituzionali Enel Italia, Umberto Guidoni, dirigente Responsabile Servizio Auto e Card Ania, Davide Squarzoni, senior partner Prometeia e ad Prometeia Advisor Sim, e Fabio Vaccarono, managing director Google Italia.

A margine della conferenza Formiche.net ha parlato con Philip Larrey delle criticità della quarta rivoluzione evidenziati dal suo libro.

Il suo libro parla del rapporto tra l’uomo e la tecnologia. Viene prima l’uomo o la tecnologia?

Ovviamente viene prima l’uomo. La tecnologia deve essere al servizio dell’uomo, è lui che la crea per risolvere i problemi della vita quotidiana, come lavoro, sanità e via discorrendo. Noi dobbiamo confrontarci oggi con qualcosa che potrebbe eventualmente superare l’intelligenza umana: l’intelligenza artificiale. Google, Amazon, Facebook, Microsoft e Ibm hanno programmi di intelligenza artificiale e stano formando le strutture per garantire che l’Intelligenza Artificiale sia sempre al servizio dell’uomo e non il contrario.

Nel corso della conferenza Massimo Bruno ha sottolineato che spesso, nel discorso sull’innovazione tecnologica, si dimentica chi potrebbe patire degli effetti negativi del progresso tecnologico, così avanzato e rapido che rischia di far diventare obsolescenti le competenze dei lavoratori nel giro di una sola generazione. Quali sono gli antidoti per difendere il lavoro dalla quarta rivoluzione industriale?

È un tema enorme. Pensi che il World Economic Forum a Davos ha dedicato un’intera sezione a questo argomento, quindi ci sono persone che lavorano a livello altissimo su questo tema. Io credo che l’essere umano sia abbastanza malleabile: se perde un lavoro può trovarne un altro e più è giovane più è facile, il problema sarà soprattutto nella fascia più anziana. Credo che sia necessario un intervento governativo al fine di controllare il fenomeno ed evitare la perdita massiccia di posti di lavoro.

Secondo lei, tra le varie politiche in campo, quali sono quelle che meglio tutelano il lavoro? Potrebbe essere utile fornire un reddito svincolandolo dal lavoro?

Credo che garantire un reddito a chi non lavora non funzionerebbe molto bene. L’anno scorso in Svizzera c’è stato un referendum proprio su questo: è stato chiesto ai cittadini cosa ne pensassero di offrire un reddito anche a chi non lavora ed il voto è stato negativo. Credo che i governi dovrebbero assistere il mondo delle forze produttive per assicurare un flusso equilibrato tra formazione e fuoriuscita dal mercato del lavoro. Si può pensare a dare incentivi ai settori nei quali è richiesta una maggiore manodopera.

Molto spesso il progresso tecnologico si è legato all’insorgenza di nuovi bisogni e nuovi diritti. Secondo lei il progresso frenetico che stiamo vivendo ora sarà foriero di maggiori opportunità o maggiori pericoli?

La tecnologia non andrà a detrimento dell’essere umano, ma dipende da come la si usa. Nel mio libro a più riprese ho scritto che la tecnologia non è né buona né cattiva dipende solo dall’utilizzo che se ne fa. La tecnologia, se ben applicata, può dare una mano al progresso dell’umanità, dei diritti umani e del bene comune. Un utilizzo sbagliato può portare alla distruzione del mondo.

Lei è un sacerdote e le chiedo: dov’è Dio nel rapporto tra l’uomo e la tecnologia?

Dio c’è, non c’è un solo campo della vita dell’uomo che sia avulso dal rapporto con Dio. Qualcuno ha detto che Google è una specie di dio perché sa tutto di tutti. Dio chiama l’uomo ad avvicinarsi a lui in questa vita e nell’altra. La tecnologia può aiutare tanto le società quanto gli individui, allo stesso modo può avere un impatto deleterio. Credo che il Signore, dei quali siamo creature, ci ha dato gli strumenti per creare il nostro mondo, il nostro impegno deve essere convergere nel creare a immagine e somiglianza del Signore.

Connected World, cosa dicono Schmidt e Sorrell nel nuovo libro di Philip Larrey

Le implicazioni tecnologiche, economiche, sociali e etiche del mondo connesso e dell'era digitale: ecco che cosa hanno risposto Carlo D'Asaro Biondo e Eric Schmidt di Google, Martin Sorrell di WPP, Maurice Lévy di Publicis e gli altri intervistati dal professore cattolico

Sono i temi più attuali, spesso controversi, del mondo della tecnologia il filo che lega le interviste di alto profilo raccolte da Philip Larrey della Pontificia Università Lateranense nel suo nuovo libro Connected World, edito da Penguin e presentato presso la Fondazione IES Abroad Italy di Roma. A confronto ci sono personaggi come Eric Schmidt, Martin Sorrell e Maurice Levy e Carlo D’Asaro Biondo, guidati dalle domande di Larrey, professore di filosofia della conoscenza con una passione per i temi dell’economia e della società digitale. Perché un prete cattolico si dovrebbe interessare di hitech? La risposta è semplice: “Tutti dovrebbero interessarsene”, dice Larrey.

CHI C’ERA ALLA PRESENTAZIONE

Luca Ascani, Marina Brogi, Mario Calabresi (nella foto), Carlo D’Asaro Biondo, Guglielmo Fransoni, Anna Matteo, Giovanna Melandri, Mons. Carlo M. Polvani, Gianni Ponti: questo il panel che ha presentato e discusso i temi principali di Connected World presso la Fondazione IES Abroad Italy di Roma, ente che svolge e gestisce corsi educativi a livello superiore e post-laurea rivolti a studenti di cittadinanza non italiana con lo scopo di immergerli nella nostra cultura e vita locale.

BIG DATA E PRIVACY

Big data e design, mondo militare e social media, cyber sicurezza e giornalismo, sistemi industriali automatizzati e filosofia: in Connected World si spazia tra settori disparati. Ma c’è un tema che viene citato in quasi tutte le interviste di padre Larrey: la sicurezza. “Un mondo online sicuro: tutti lo indicano come priorità”, ci svela Larrey, anche se Dave Aitel, il super-esperto intervistato su questo tema, sostiene che pochi la perseguono seriamente.

Sicurezza e privacy sono temi strettamente collegati a quello dei Big data. E’ una questione, come si suol dire, interdisciplinare; per esempio, chi lavora nei media si chiede come valorizzare i dati degli utenti per rendere il proprio business sostenibile nell’era dell’informazione online, fidelizzando il lettore e portandogli il prodotto in linea con le sue esigenze, ma senza diventare invasivi. “Ogni business sarà digitale per forza se vuole conquistare il futuro”, ha detto Anna Matteo, General Manager, Digital Business and Technology, del gruppo 24 Ore.

QUALE TRADE-OFF?

“Sir Martin Sorrell nel libro afferma di essere disposto a rinunciare a parte della propria privacy se in cambio si può ottenere più sicurezza sia online che nel mondo reale”,  ci racconta Larrey. “Si può obiettare però che la privacy è un diritto inalienabile, senza compromessi. Vale anche per i cosiddetti servizi gratis che troviamo su Internet: non sono veramente gratis, sono ottenuti in cambio dei nostri dati. Ne ricaviamo qualcosa di utile, ma siamo anche monitorati: dove è il trade-off?”.

I dati sono la nuova moneta di scambio e il tema è economico e etico al tempo stesso, come ha sottolineato il ‎giurista Guglielmo Fransoni: “Oggi i dati modificano i rapporti di forza, i Big data sono la nuova ricchezza”. Alcuni intervistati più “ottimisti” affermano nel libro che le tecnologie sono sempre un progresso e vanno lasciate “libere” di svilupparsi; eventualmente le regole si creano dopo, per normare l’utilizzo; altri, più cauti, hanno detto che le regole andrebbero fissate prima che lo sviluppo delle tecnologie avvenga senza alcun controllo. “Comunque sia la sfida è creare regole a prova di futuro, con senso di responsabilità”, ha concluso Fransoni.

SOCIAL MEDIA E FAKE NEWS

L’intervistata del capitolo sui social media è non a caso Breanna Fulton, 14enne al momento della stesura dell’intervista. Chi meglio di una giovane adolescente, vera digital native, può parlare di che cosa significa comunicare sui social? Chi meglio di una ragazza può permettere ai media tradizionali di capire in che direzione cambiare per restare rilevanti, visto che persino Facebook è definito “vecchio” dai teenager? Instagram, Tumblr, Tinder, YouTubers: questo è il mondo di cui discutono e da cui traggono “notizie” e dove tessono molte delle loro relazioni sociali i ragazzi di oggi.

Ma come risolvere il grande dilemma di distinguere tra fonti autorevoli e altre che non lo sono affatto? L’attuale “rivolta contro le elite”, la denigrazione degli esperti, l’equiparazione della scienza a un’opinione come tutte le altre, la frammentazione esasperata dell’informazine dei social e la tendenza a circondarsi di “amici” allineati al nostro modo di pensare, a scapito del senso critico, tutto questo pone innumerevoli spunti di riflessione per il giornalista, chiamato a recuperare la fiducia del pubblico. “Il giornalista è il professionista capace di raccogliere la notizia, inserirla nel contesto, fornire gli strumenti per confrontare e andare oltre”, ha affermato Mario Calabresi, direttore di Repubblica.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE

C’è un tema che nelle interviste viene accennato ma direttamente affrontato solo da pochi (come Eric Schmidt): l’intelligenza artificiale. “Dalle auto senza conducente alle transazioni finanziarie automatizzate, dai motori di ricerca alle applicazioni per la medicina, l’argomento è così vasto da meritare un libro a parte”, ci dice Larrey. Sarà un libro che chi apprezza le interviste del professore attenderà con piacere, perché al dibattito svoltosi a Roma l’intelligenza artificiale è stato uno dei temi più citati: Mons. Carlo M. Polvani ha sottolineato come intelligenza artificiale e intelligenza umana siano sempre più interconnesse – non esisterebbe del resto l’intelligenza delle macchine senza quella dell’uomo – mentre Giovanna Melandri, oggi presidente del MAXXI, ha ricordato come la riflessione sull’intelligenza artificiale si lega necessariamente a quella sull’intelligenza emozionale e sulla spiritualità. Ma è una visione ottimistica quella che ha consegnato la Melandri: la tecnologia non necessariamente sostituisce o annulla le persone, piuttosto offre alle persone nuove capacità e migliori opportunità.